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Bambini al Mare: Regole e Consigli

Quando, come e perché portare i bambini al mare, a godere del sole e della spiaggia?

Ho la fortuna di abitare praticamente in riva al mare, in Versilia, e mi bastano pochi minuti in bicicletta o in auto per mettere i piedi nella sabbia.

Non potevo quindi privare Adelaide, fin dai primi mesi, della gioia di giocare in riva al mare e di fare il bagnetto. Nata a dicembre, aveva già sei mesi quando ha avuto il suo “battesimo dell’acqua”.

Vediamo insieme quali sono le indicazioni per vivere in sicurezza la gioia del mare e della spiaggia assieme ai nostri bambini, fin dalla più tenera età.

Perché portare i bambini al mare (anche neonati)

Buoni motivi per portare i bambini, anche neonati, al mare?
Ce ne sono diversi. Eccone alcuni.

L’aria di mare fa bene – Non è un luogo comune di quelli che “lo dice la nonna ma chissà se è vero”. L’aria di mare fa davvero bene ai bambini, è un aerosol naturale: iodio, magnesio, potassio e sali minerali sono lì che aspettano.

L’aria marina, più pesante, rende la respirazione più profonda e quindi favorisce una migliore ossigenazione del sangue.

Si purificano le vie respiratorie e si stimola il sistema immunitario. Anche i neonati ne possono beneficiare, soprattutto in vista dei mesi invernali.

 

Il sole è vita – Anche se tuo figlio non è arrivato dal pianeta Krypton come Superman, trae forza dal Sole: la luce solare fa bene all’umore, alla crescita e al sonno.

La luce del sole fa bene alle ossa (produzione di vitamina D) e anche alla pelle, naturalmente quando è debitamente protetta dalla crema ed esposta per un tempo ragionevole!

 

Esperienze che fanno crescere – La sabbia che scorre tra le dita, la sabbia bagnata dove scavare buche, i sassi e il legno, le onde che vanno e vengono… la spiaggia è un vero laboratorio a cielo aperto per il bambino.

Il contatto con questo ambiente naturale stimola la fantasia e l’apprendimento senza fatica e offre a noi genitori milioni di spunti per giochi e passatempi educativi.

Se hai un neonato, niente di meglio del suono delle onde per conciliare il sonno.

 

A che età portare i bambini al mare

A quanti mesi si può portare al mare un neonato?

Si può andare al mare con un bambino poco più che neonato?

Domande che chi è diventato genitore da poco tempo e si trova l’estate e le vacanze alle porte naturalmente si pone.

La risposta è che si possono portare in spiaggia anche i bambini molto piccoli: naturalmente bisogna essere super-prudenti e attenti.

La pelle dei bambini è delicatissima e la temperatura corporea ancora non si auto-regola.

 

A che ora portare i neonati e i bambini al mare. Orari consigliati

Prima regola evitare le ore centrali della giornata, quando il sole “picchia forte”.

La mattina presto (prima delle 10:00) e il tardo pomeriggio (dopo le 18:00) sono le fasce orarie migliori per i più piccini.

Tra il primo e il terzo anno di età meglio evitare gli orari dalle 11:00 alle 16:00.

I neonati in particolare hanno una cute molto sensibile, quindi è tassativo non metterli mai sotto la luce diretta del sole.

Spalmare la crema solare su tutto il corpo del piccolo alcuni minuti prima di andare in spiaggia è obbligatorio.

Una crema SPF 50+ è indicata per i neonati, e almeno fino ai 3 anni di età è meglio non scendere sotto la protezione 50.

Ben venga piazzare i neonati sotto l’ombrellone, o dentro la carrozzina ben equipaggiata con tendina e/o zanzariera.

Ricorda che il sole batte forte anche quando il cielo sembra nuvoloso e attraverso la tela degli ombrelloni.
Perciò, occhio! Le insolazioni non sono per niente piacevoli.

Come vestire i bambini al mare: stile balneare a go-go

Sicurezza innanzitutto anche in fatto di stile: magliette e mutandine leggeri ed in fibra naturale per i piccolissimi e custumini adatti per i più grandi.

Colore consigliato: bianco, per riflettere un po’ i raggi solari.

Anche il cappellino è un obbligo: la testolina del piccolo deve essere sempre ben riparata dalla luce del sole, senza contare che lo aiuta a guardare meglio in giro, dato che i suoi occhi sono molto sensibili.

Il costume, da mettere non appena è possibile, aiuta ad evitare il contatto diretto con la sabbia e quindi possibili irritazioni o infezioni batteriche.

Si può tenere il pannolino? Certo, ed esistono anche quelli appositamente studiati per il bagnetto, resistenti all’acqua.

Comunque sia, se il piccolo dà segni di insofferenza e si trova in un posto sicuro, steso e seduto su un telo pulito, si può togliere.

Attenzione inoltre a proteggete i piedini con delle scarpe, sia sulla sabbia, dove non si è sicuri dell’igiene, sia in luoghi come bar e stabilimenti balneari dove cammina tanta gente. Meglio non rischiare infezioni.

Cosa far mangiare ai bambini al mare

Capitolo alimentazione: importante che i piccoli siano sempre idratati e in forze grazie a vitamine e sali minerali.

Acqua, frutta e verdura non devono mancare mai.

Se il piccolo viene allattato è molto facile provvedere a questo bisogno (e ad essere tanto idratata deve essere la mamma!); se ha iniziato lo svezzamento meglio avere sempre a portata di mano il suo bicchierino con l’acqua da alternare al seno.

Via via che diventano grandi, i bambini hanno sempre più bisogno di acqua, specialmente quando fanno grandi corse e lunghi giochi. Ricordagli di bere spesso… e ricorda di farlo anche tu.

Fino ad almeno i due anni, per i pranzi, si porta la minestrina pronta dentro un contenitore termico, già condita con olio extravergine e formaggio grana.

Dai due anni in su si può iniziare a mangiare insieme le stesse cose, con grande e sicura soddisfazione del piccoletto che si sentirà “grande” 🙂

Per i più grandicelli quindi, che sicuramente non stanno mai fermi e consumano molta energia, si possono portare insalate di riso o pasta fredda.

Nell’insalata di riso, che però può essere anche di farro o orzo (a me piacciono!) ci si può sbizzarrire con tonno, mozzarella, uova sode, prosciutto cotto a dadini, zucchine, melanzane…

Piatti semplici da preparare ma gustosi: la pasta (fusilli o farfalle) può essere condita con pomodorini, tonno e olive. Niente maionese o altre salese, solo un filo d’olio, mi raccomando!

Consigliatissimo poi portarsi dei piccoli contenitori con frutta o verdura fresca, di stagione, tagliate a pezzettini. Un break naturale ogni volta che il piccolo avrà fame o sarà stanco.

Ricorda: i succhi di frutta non sostituiscono affatto la frutta, a meno che non siano dei centrifugati che hai fatto in casa con la frutta fresca.

Perché non pensare a una bella fetta di anguria?

O, se hai voglia, a un bel thermos con spremuta d’arancia o un centrifugato di frutta e/o verdura, che è il top per darsi energia durante la giornata in spiaggia!

 

Neonati e bagno in mare, la prima volta

Una volta al mare il pensiero va subito ad una delle esperienza più belle, quella del primo bagnetto tra le onde.

Il top sarebbe moderare “l’impatto” con il mare facendo prima qualche immersione in piscina. Questo per tastare il polso della situazione e non vedere reazioni negative da parte del piccolo in questo momenti tanto atteso!

Comunque attenzione: non pensiamo mai che il metro con cui misuriamo le cose noi adulti sia lo stesso dei piccoli. Il divertimento deve essere soprattutto il loro, e non deve essere assolutamente una forzatura.

La temperatura dell’acqua marina spesso risulta fredda e potrebbe infastidire il bambino.

Dobbiamo sempre tenerlo girato verso di noi: la vista dei genitori è un toccasana per rassicurare il cucciolo. Con le mani sotto le ascelle e i pollici pronti ad evitare movimenti bruschi della testolina, siamo pronti a farlo “nuotare”.

Prima di entrare in mare, però, è meglio giocare qualche minuto sulla riva, far entrare il bambino “in sintonia” con le onde bagnandolo gradualmente, prima i piedini poi le gambe e così via, sempre tra le nostre braccia.

Se il piccolo è sereno, e l’acqua salata non gli provoca irritazioni, allora è il momento di immergersi gradualmente.

Meglio non esagerare con il bagnetto: 10-15 minuti sono abbastanza, la pelle del bimbo è delicata e il sale marino può dare fastidio. Usciti dall’acqua, una bella doccia e una accurata asciugatura, soprattutto sulla testolina, e il cambio del costumino.

Attorno ai 6 mesi, se il piccolo dimostra di gradire, si può usare un salvagente con mutandina, mentre verso l’anno di età si può passare ai braccioli.

Come comportarsi con i bambini al mare

Le buone regole le sappiamo, adesso.

Rimane la cosa più importante: far vivere nel modo migliore l’esperienza del mare ai bambini.

Non vanno forzati, non vanno “indirizzati”: devono essere liberi di esplorare e capire.

Gioca con loro attivamente, non lasciarli soli (anche se li controlli con lo sguardo: sono due cose diverse). Guarda e ascolta con loro la spiaggia e le sue caratteristiche, meravigliandoti come se fosse la prima volta che la vedi.

Diamo il buon esempio e seguiamo le nostre stesse regole. Quando si tratta di spazi, volumi, cose da (non) fare… siamo sempre noi i primi a doverle rispettare per farle comprendere meglio.

E adesso, tutti al mare!

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naso chiuso del neonato
0-3 mesi

Naso chiuso del neonato: cosa fare?

Il naso chiuso del neonato è l’incubo del neo genitore. Per me, che perdo il sonno non appena sento un rumorino strano provenire dalle narici di Adelaide, è tremendo.

Imparerai a temere il respiro faticoso e irregolare del tuo pupo molto più di porte che scricchiolano e finestre che sbattono!

C’è davvero da preoccuparsi? E cosa puoi fare per risolvere la situazione?

Ecco un bell’articolone dettagliato tutto per te!

 

Naso chiuso del neonato: cause e consigli

Naturalmente per ogni dubbio puoi contattare il pediatra, ma stai tranquillo: più o meno fino ai tre mesi di vita è normale che il neonato abbia il naso chiuso o che respiri in modo quantomeno strano.

Respirando solo e soltanto dal naso, nei primi mesi il corpicino del bambino si protegge con gran quantità di muco, e da lì alla congestione nasale il passo è breve.

Quello che puoi fare come genitore è di cercare di purificare l’ambiente e l’aria, riducendo al minimo la possibilità di impurità e particelle antipatiche.

 

Naso del neonato: come funziona

Iniziamo subito col dire che il naso del neonato funziona in modo diverso dal nostro. Non c’è bisogno di allarmarsi ad ogni suono “curioso”: il respiro può essere appena percettibile o fortissimo.

Il neonato, che ha polmoni più piccoli e quindi più sottoposti a “lavoro”, respira molto più velocemente di noi adulti (e dei bambini più grandi) arrivando anche a un ritmo di 60 respiri al minuto.

Inoltre, c’è da considerare che il corpo del neonato è una macchina in fase di rodaggio: se il respiro appare irregolare è perché il piccolo sta semplicemente “cercando il suo equilibrio”.

Infine, pensa che oltre ai polmoni… anche le narici sono piccine! Basta un piccolo elemento che ostruisce le cavità e subito sentiremo dei rumori che ci faranno saltare dalla sedia (o dal letto).

Niente paura, controllando noteremo che quasi sempre non si tratta di niente di pericoloso.

Se però questo fenomeno diventa troppo frequente o fastidioso per il piccolo, e impedisce la serenità della poppata o dei riposini, allora possiamo procedere con il lavaggio nasale.

naso chiuso del neonato

Starnuti e naso chiuso: tutto normale?

Esattamente come per noi grandi, anche il neonato starnutisce per liberare le vie respiratorie da impurità e secrezioni.

Ma per i piccoli è anche un segnale di disagio. Quindi non prendertela, ma a volte il pupo starnutirà perché non gli piace quello che stai facendo.

Quindi, ad esempio, se gli stai cambiando il pannolino, se lo stai svestendo, spostando, se gli stai facendo il bagnetto…  insomma, è un moto di protesta.

Niente di grave, in questi casi, come per il pianto senza ragione o le colichette, bastano un po’ di coccole semplici per rassicurare il tuo cucciolo.

 

Naso chiuso e paura durante la nanna

Occhi aperti come gufi, preoccupazione e allarmi durante la notte. Se il neonato respira male, non c’è rassicurazione che tenga per due genitori (ansiosi).

Se lo spauracchio della SIDS, detta morte in culla, si agita nella tua testa, non dovrai fare altro che mettere in atto tutti i vari accorgimenti che prevengono questo fenomeno – comunque raro e ancora senza cause certe.

Ecco le indicazioni generali da tenere sempre presenti per ridurre i possibili rischi:

1.      Far dormire il neonato a pancia in su

2.      Non fumare in casa e assicurarsi che l’aria sia pulita

3.      Non mettere nel lettino cuscini o peluche

4.      Mantenere una temperatura della stanza non troppo alta (ottimali 18-20 gradi)

 

Come “liberare” il naso chiuso del neonato

Nei primi mesi di vita di Adelaide abbiamo usato con somma soddisfazione un piccolo attrezzo assai efficace: l’aspiratore nasale (marca Humana, ma ce ne sono diversi in commercio)

naso chiuso del neonato aspiratore

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L’utilizzo è semplice. Prima si versano poche gocce di soluzione fisiologica specifica per neonati nelle narici, una per volta, e poi si “aspira” letteralmente tutto quello che disturba il corretto passaggio dell’aria. Inutile raccomandare molta delicatezza nell’inserimento dell’aspiratore nelle narici!

Questo sistema vale anche come prevenzione e dovrebbe essere fatto a intervalli regolari. Meglio che per poppare e dormire il cucciolo non abbia problemi!

Un altro prodotto da prendere in considerazione è l’acqua termale, che si può utilizzare anche su base quotidiana per pulire il naso, per idratarlo e proteggerlo da irritazioni.

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Naso chiuso, pulizia e prevenzione nasale del neonato

Ok, pronto per questa grande avventura?

Il neonato deve stare sdraiato su una superficie piana, a pancia in su.

La testolina (leggermente reclinata all’indietro) deve essere girata dal lato opposto a quello della narice in cui viene instillata la soluzione. In pratica, per lavare la narice destra, la testa sarà girata a sinistra e viceversa.

Qualsiasi sia la soluzione che hai deciso di adottare (liquido, aspiratore), procedi una narice per volta, ripetendo se necessario l’operazione, attendendo almeno un minuto prima di ogni operazione.

Tranquillizza sempre il piccolo che molto probabilmente si agiterà un po’, ma non scoraggiarti!

Se vivi in un ambiente piuttosto “secco”, meglio umidificare la stanza dove passa più tempo il piccolo: un umidificatore è quello che potrebbe fare al caso tuo.

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Oppure i cari vecchi “umidificatori della nonna”, quelli che si attaccano al termosifone, che riempiti d’acqua, una volta scaldato il calorifero, diffondono vapore in giro.

Ovviamente questa è una soluzione prettamente invernale!

Cosa NON fare

Se il raffreddore si intensifica o lo stato di difficoltà respiratoria perdura, chiama il pediatra e fatti consigliare, non adottare soluzioni fai-da-te o farmaci, né tantomeno utilizza prodotti “per più grandicelli” come creme e simili.

Siamo arrivati alla fine dell’articolo.
Grazie per aver letto. Attendo tuoi commenti.

Buon naso… aperto!

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coliche del neonato
0-3 mesi

Coliche del Neonato: Cosa fare

Tremate! Anzi: Vegliate! Le coliche del neonato sono tra le cose più temute dai neogenitori.

Notti in bianco, pianti disperati, paura di doloretti impossibili da fronteggiare…

Caro il mio collega babbo, le ragioni ci sono tutte. Se ti scrivo in questo momento all’alba e con un paio di occhiaie da competizione non posso che ringraziare le “simpatiche” coliche, amorevolmente dette “colichette” del primo mese di Adelaide.

I vezzeggiativi sono fin troppo garbati per questo disturbo di cui soffrono oltre il 10% dei neonati.

Se sei (come me) tra i fortunati… niente paura!

Ecco un mega-articolo per conoscere e rimediare alle coliche del neonato.

coliche del neonato vignetta

Disegno di Andy Ventura

 

Leggi anche: Perché un neonato piange sempre?

 

Che cosa sono le coliche del neonato?

Le coliche del neonato non sono altro che piccole contrazioni della muscolatura involontaria della parete intestinale, che provocano doloretti fastidiosi nei primi tre/cinque mesi di vita.

Si manifestano intorno alla quarta-quinta settimana di vita: nei primissimi mesi infatti, il latte che il piccoletto poppa rimane nello stomaco e, per così dire, “ristagna” nell’intestino: ecco perché solitamente si verificano nelle ore pomeridiane o… di notte!

La prima regola è sempre quella di non andare nel panico di fronte alle crisi di pianto, ma cercare di capire quali possano essere i motivi: quando si rivelano troppo frequenti, meglio chiedere il parere clinico del pediatra.

La seconda… di non preoccuparsi: le coliche non sono indice di problemi di crescita del neonato e non la danneggiano.

 

Individuare le coliche del neonato: La Regola del Tre

Negli anni ’50 del secolo scorso, il pediatra Morris A. Wessel coniò la “regola del tre”: le coliche sono coliche “serie” quando le crisi di pianto durano più di tre ore al giorno, più di tre giorni a settimana e per tre settimane consecutive.

Ad oggi si pensa che di settimane ne basti una, ma i numeri aiutano sempre a capire la dimensione del fenomeno.

Non spaventarti se il tuo neonato piange in maniera disperata: se si tratta di colichette succede dopo aver preso il latte. Se lo vedi diventare rosso in viso, stringere a pugno le manine, piegare la schiena inarcandola e le gambe verso l’alto, probabilmente si tratta proprio di questo.

La colpa delle coliche: cause possibili

Chiariamo subito che, sul versante medico, non ci sono cause accertate al 100%, ma è ovvio che il fastidio che il neonato prova è dovuto alle bolle d’aria che passano nell’intestino e che ne distendono le pareti.

In casi più rari il piccolo può essere intollerante al latte o a qualche cibo che la mamma assume, ma più spesso si tratta di aria che butta già durante la poppata, per la foga o la mancanza di coordinazione.

 

Esistono rimedi per le coliche?

La prima cosa da fare è mantenere la calma. Un genitore tranquillo e sereno, anche di fronte a pianti disperati e prolungati, trasmetterà serenità e sicurezza ai figli fin dall’inizio.

Se proprio la questione si dimostra grave e prolungata, si può chiedere aiuto al pediatra per la prescrizione di medicinali appositi (chiedi sempre consiglio perché a seconda dei casi possono essere inefficaci).

Tieni presente comunque che se riesci a tenere duro per i primi tre/cinque mesi, probabilmente il fenomeno inizierà a ridursi sensibilmente fino a scomparire.

 

Eroici rimedi alle colichette: le coccole

È tempo dell’intervento di papà!

A qualsiasi or del giorno e della notte devi essere pronto a coccolare il tuo cucciolo.

Le coccole fanno benissimo, riducono l’agitazione del neonato. Un genitore agitato non farà altro che trasmettere ulteriore agitazione e peggiorare la situazione.

Dopo ogni pasto, non stendere in posizione orizzontale il piccolo ma assicurati che faccia il ruttino tenendolo in braccio.

Oltre ad assicurarsi che mangi in modo regolare (non troppo frequente!) e che assuma le giuste quantità di latte, coccolarlo al buio e immersi nel silenzio aiuta a calmarlo.

Per placare le coliche puoi provare a tenerlo in braccio con il pancino giù, posato sul tuo avambraccio. Camminare avanti e indietro favorisce inoltre il… movimento di aria. Provare per credere!

Così.

Dolci rimedi per le coliche del neonato: tisana per la mamma o passeggiata

Se la vostra amata adora le tisane, tanto meglio. Altrimenti si turerà un po’ il naso…

Infusi al finocchio, alla menta, alla camomilla o alla liquirizia possono aiutare a produrre un latte più “liscio”, quindi chiedere consiglio al dottore su quale tipo di bevanda sia più indicato è una buona idea.

Mi raccomando però, niente zucchero nella tisana!

Se invece hai voglia di fare quattro passi, puoi infilare il neonato in carrozzina e andare in giro. Molto spesso il movimento raffredda i bollenti spiriti del tuo erede.

E se non ti va di camminare? Semplice. Un bel giretto in macchina e via: il moto  “ondoso” dell’auto concilia il sonno e tranquillizza anche i piccoli più irrequieti.

 

Sono utili i massaggi per le coliche?

I pediatri sono concordi: sì!

Per favorire il passaggio dell’aria e la sua espulsione, spoglia il neonato, tienilo a pancia in su e spalmalo con olio di mandorle delicatamente, massaggiandolo con le mani dappertutto (movimenti circolari sul pancino).

Parlargli dolcemente o cantare qualcosa durante l’operazione può aiutare a calmarlo e farlo stare meglio.

 

Coliche del neonato: cibi da evitare per la mamma

L’alimentazione delle mamma in alcuni casi può causare in parte il problema delle coliche: in questo caso, sempre dietro consiglio del pediatra, è utile cercare di ridurre la quantità dei possibili allergeni nella dieta.

Diminuire drasticamente il consumo di uova, frutti di mare e arachidi (con relativi derivati) può aiutare a eliminare l’insorgere del fenomeno.

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neonato ha le mani fredde
0-3 mesi

Perché un neonato ha le mani fredde?

Il mio neonato ha le mani fredde!
Ehi, anche i piedini sono freddi!

Pa-ni-co.

Ma no, niente preoccupazioni.

Poco dopo la sua nascita, abbiamo notato che Adelaide aveva le mani fredde, freddissime: per di più, avevano anche un colore violaceo che ci preoccupava assai.

La dottoressa ci ha subito spiegato che in realtà è una cosa del tutto normale: durante i primi mesi di vita i bambini hanno sempre le mani meno calde rispetto al resto del corpo.

Viene automatico preoccuparsi (non parliamo poi dei nonni, come avessero dimenticato questo dettaglio della nostra infanzia!) ma non hai niente da temere da questo piccolo fatto.

Insomma, caro collega babbo, prima di sgomentarti e correre a cercare dei guanti da sci versione mini-mignon o soffiare sulle manine come bue & asinello al tempo stesso, rilassati!

Avere le mani fredde non significa per il neonato avere qualcosa che non va: è un fatto dovuto circolazione del sangue.

Il neonato ha le mani fredde? “Colpa” della circolazione

Il sistema circolatorio, in parole povere, non è ancora “a pieno regime” e la questione della termoregolazione del corpicino andrà progressivamente migliorando con il passare della settimane.

Ovviamente questo non significa che il piccolo non possa avere freddo: ricorda che soprattutto all’inizio deve stare sempre ben coperto!

Se il colorito del corpo e del faccino è roseo, la nuca e il petto sono caldi e solo le manine sono fredde, quindi, non allarmarti: è una cosa del tutto normale.

Se invece le trovassi “stranamente” calde, ecco che scatta il din-don dell’allarme: in questo caso potrebbe trattarsi una leggera febbre.

E ricorda: la temperatura delle manine (e dei piedini) non è mai un indicatore solitario di un malessere del neonato, ma è sempre accompagnato da altri segnali come colorito strano, inappetenza, bocca secca.

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come addormentare un neonato
0-3 mesi

Come addormentare un neonato

Attenzione, arriva la domanda da un milione di euro. Come addormentare un neonato?

Il nostro destino di genitori è, perlomeno all’inizio (e per un lungo periodo) tirare a indovinare finché non si trova la giusta combinazione che sembrerà funzionare per far cadere addormentato il cucciolo… fino alla prossima, imprevedibile volta.

Ogni neonato fa storia a sé.

Il consiglio è quello di provare alcuni dei sistemi illustrati qua sotto e, quando noti che uno di questi si dimostra efficace, continuare per qualche giorno per vedere se vale anche sulla lunga distanza.

Ricorda, soprattutto nei primi mesi è normale che il nuovo arrivo abbia ritmi e orari “sballati” e dorma solo e soltanto quando è stanco. E soprattutto non perderti d’animo se ti sembra piangere sempre!

Prima ti rassegni e meglio è… ma questo non significa che non puoi darti da fare al momento giusto per “accompagnarlo” nel mondo dei sogni.

Sono sicuro che presto riuscirai a cavartela e “rubare” qualche ora di sonno al tuo dolcetto.

E adesso, come direbbe Terminator: “Seguimi, se vuoi dormire!”

Come addormentare un neonato: 5 metodi (quasi) infallibili

1. La Sacra Poppata.

Tirare il latte stanca decisamente i piccoli.

Erika ed io diciamo spesso, trattenendo a stento le risate, quando guardiamo Adelaide a fine poppata: “È strafatta di latte!”. E lo è davvero.

I neonati hanno questa buffa espressione da fattoni, dopo essersi abbuffati di latte della mamma.
Anche dal biberon, ovvio. Devi approfittarne e dar loro la “botta finale” con una bella cullata: missione compiuta!

 

2. Cullare, oh oh.

Nove mesi al calduccio, raggomitolati, mossi dolcemente dai movimenti della mamma: chi sta meglio di chi non è ancora nato?

Cullare la creatura sfornata e tenerla in “moto” è un ottimo sistema per far ritrovare quelle sensazioni familiari e rassicuranti.

Cullare in braccio (meglio se ritmicamente), spingere dentro al passeggino, su una sedia a dondolo, in uno dei tanti seggiolini creati apposta per i bambini, nel marsupio… insomma, non hai scuse, caro babbo: lascia la mamma riposare e fatti un bel giro sulle montagne russe del sonno (si spera)

 

3. Cantare, oh oh oh.

Nel Blu dipinto di Blu può andare, ma ti assicuro che i bambini non hanno particolari pretese o gusti sofisticati.

Quindi, tira fuori la tua grinta da karaoke e sussurra dolcemente qualche canzoncina alla tua prole. Questo è uno dei miei metodi preferiti: spero che Adelaide non se ne ricordi troppo.

Ho spaziato finora da Blowin’ in the Wind di Bob Dylan a Baby One More Time di Britney Spears. Confesso che sembra aver gradito di più Britney.

 

4.  Carillon.

No, non è la seconda parte del punto numero 3 e non sto parlando del famoso brano dance (anche se fischiettarlo potrebbe dare risultati). Mi riferisco proprio al caro, vecchio oggetto-carillon che sicuramente la nonna aveva in casa quando eri piccolo.

Un retaggio romantico e intramontabile dei tempi che furono, spesso si rivela davvero efficace nel placare il cucciolo e farlo addormentare.

Puoi anche provare con le melodie presenti su Youtube.

 

5. Avvolgimento!

Non devi per forza annunciarlo a voce alta come fosse l’arma di un robot gigante, ma semplicemente “avvolgere” per quanto possibile con la copertina o in una apposita fascia il cucciolo, tenendolo stretto a te oppure nell’ovetto.

Ricreare in qualche modo le condizioni di “calore” del ventre materno aiuta a calmare e addormentare il mini-te.
(Tecnica da unire ai punti 2 e 3, “Cullare” e “Cantare” per un’efficacia maggiore)

 

La tua esperienza

Sei alle prime armi? Ti stai preparando?
Hai altri suggerimenti su come addormentare un neonato?

Parliamone nei commenti!

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perchè un neonato piange sempre
Professione Babbo

Perchè un neonato piange sempre? Help!

La frase “perchè un neonato piange sempre” è stata addirittura inserita da Google nella Top 10 delle ricerche del 2016 nelle sue classifiche di fine anno.

Adesso che Adelaide è fra noi, lo capisco!

Il neonato, poverino, non sa parlare.
Il suo unico modo di comunicare e farsi notare consiste negli strilli.

Strilli che hanno un significato preciso a secondo delle sue varie necessità. Che per fortuna non sono poi moltissime…

“Ho fame!” “Ho il pannolino pieno di cacca!” “Sono stanco!” “Ho freddo!” “Ho caldo!” “Non sto bene!” “Voglio il Nintendo!” (Se vuol mettersi avanti con il lavoro)

Credimi, il delizioso pianto del tuo neonato risuonerà in casa per molti giorni e molte notti, quindi meglio capire subito che cosa lo determina.

Leggi anche: Come Addormentare un Neonato (5 Metodi quasi-infallibli)

Il neonato piange: capire i suoi bisogni

Erika e io abbiamo da subito ribattezzato Adelaide “Il Grande Capo” non soltanto per la sua buffa testolina, ma anche e soprattutto perché… grida degli ordini.

È molto importante che il papà, soprattutto nel primo periodo quando la compagna è stanca, sappia mettersi a completa disposizione delle necessità della piccola.

E, prima di tutto, che metta il suo cervello in modalità “primitiva”

Ora, non dovrebbe volerci molto (noi maschietti non siamo noti per la nostra complessità), ed è una cosa che aiuta davvero tanto a metterci nei panni di un esserino che ha bisogno delle cose più urgenti.

Mangiare, dormire, essere scaldato, essere pulito, essere rassicurato.

Probabili cause del pianto del neonato:

1. Fame

Facile: il più delle volte il pupo muove la testa e mima la poppata con le labbra.

Bingo! Latte in arrivo… e se ci abbiamo azzeccato il Grande Capo ciuccerà finchè non sarà sazio (e propenso a dormire)

2. Cacca/Pipì

Non bisogna certo avere l’olfatto mutante di Wolverine per capire quando c’è da cambiare il pannolino… non sempre i piccoli piangono a dirotto se sono sporchi, ma una “sniffatina” ci vuole.

3. Coccole

Vuole semplicemente stare in braccio.

Sentire la vicinanza del genitore, la sua voce, il suo calore. Può aver già mangiato, avere il pannolino pulito, dormito… ma ha comunque voglia di te.

Non lo puoi viziare da neonato, tienilo in braccio e goditi il momento!

4. Stanchezza

Impossibilitato a gridare “E MOBBASTA VERAMENTE PERÒ”, un neonato non può che strillare di fronte a una giornata passata accanto ai parenti, alla luce, ai rumori, ai trasporti, eccetera.

A volte, semplicemente, è stanco. Cullare, cullare cullare.

5. Caldo/Freddo

La mitica copertina di lana è obbligatoria, ma non esagerare nel coprire la prole: può soffrire il freddo, ma anche il caldo!

Quindi, ok coprire per benino il bambino, ma senza esagerare pur proteggendolo dagli spifferi.

6. Malattia

Qui le cose si fanno un po’ più delicate, e se il piccolo non smette di disperarsi e tu hai controllato tutto il controllabile (ambiente esterno, vestitini, pannolone) allora è il caso di rivolgersi al dottore.

Di solito, inoltre, il pianto “da malattia” è diverso dal resto degli strilli: ma è una cosa che si scopre solo vivendo, per dirla come Battisti/Mogol.

Communication breakdown

Cito i Led Zeppelin non a caso: amico mio, abituiamoci a sbagliare, a non capire, a vedere le nostre premure ripagate con pianti ancora più forti e insostenibili.

Devi avere la pazienza di un santo e la prontezza di riflessi di un atleta medagliato.

Ma soprattutto, devi imparare a trasformare gli strilli del neonato in un suono familiare e – se non piacevole – almeno in un aspetto inevitabile e tollerabile del tuo “lavoro” di genitore.

 

Non permettere che la stanchezza ti giochi brutti scherzi

Starai sveglio fino a tardi. Dormirai, se dormirai, a intervalli di 10 minuti e con un occhio solo.

Alla lunga i tuoi nervi potrebbero essere messi a dura prova.

Anche solo guardare la tua creaturina dovrebbe scioglierti e ricordati il capolavoro che hai fatto ma, se davvero ti senti distrutto e il suo pianto ti provoca stress, meglio non agire.

Chiedi al tuo partner di fare un piccolo sforzo, parlaci, aspetta qualche momento.

Non è una debolezza chiedere una mano.

Lo sarebbe prendersela con un esserino che ha bisogno di tutto e di te in primis.

Non sempre è facile o possibile calmare un neonato, anche se si provvede ai suoi bisogni, e in casi estremi è sempre meglio contattare il pediatra.

Questi piccoletti hanno una potenza e un’estensione vocale da paura!

 

Io ti cullerò

Un altro punto fermo di cui tenere conto: l’amore si sente. Dimostrarsi disponibili, sensibili, pronti ad accudire il nostro piccoletto è un fattore determinante nel farlo sviluppare “tranquillo”.

Tieni presente inoltre che la frequenza del pianto va diminuendo man mano che il piccolo cresce.

Le prime settimane saranno uno strazio, ma poi arriveranno le prime smorfie, le sillabe smozzicate, i gesti più “consapevoli”…. Insomma la tua creaturina può sperimentare una gamma espressiva più varia.

Poi beh, se il nostro erede ha deciso di essere un gran “cantante” non possiamo farci niente comunque!

 

Perchè un neonato piange sempre: la tua esperienza

Ti sei trovato a desiderare tappi per le orecchie?
Hai brevettato dei sistemi infallibili per capire i neonati?

Raccontami la tua esperienza nei commenti!

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Professione Babbo

Coming Soon

Questo post è stato creato per – beh – star qui a tenere in caldo questa sezione, che naturalmente prenderà vita dopo il parto… quando il gioco si farà davvero duro.

E i duri dovranno iniziare a giocare.

Ok, penso di avere la testa abbastanza dura per potercela fare!

Ci sentiamo presto.

Nel frattempo, puoi tornare in homepage

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